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sabato 24 luglio 2010

Primi contatti.

Lo scambio di mail con la titolare era stato abbastanza freddo e vago, mi ero lasciato aperte tutte le porte, avrei potuto benissimo non presentarmi o aspettare un altro mese, la graziosa famiglia genovese non mi stava aspettando, ma appena messo piede nel ristorante la prima sensazione che ho avuto a seguito dell’espressione compiaciuta della piccola e vispa signorina Susanna, fu quella di star per cadere in un enorme trappolone. 
Nella mia breve carriera di rappresentante, due cose mi sono state ripetute all’infinito dalle decine di superiori di turno: “Sorridere sempre” e “La prima impressione è quella che conta”, ma se la prima è chiara e inequivocabile, la seconda ti frega. Tu sei concentrato sul tuo essere e dai per scontato che “l’impressione” è quella che gli altri dovrebbero avere di te, nessuno ti dice che quando TU hai una brutta impressione e meglio che la consideri e giri alla larga!

giovedì 22 luglio 2010

Cambio vita.

Il passo del “cambio vita”, non e’ certo semplice, soprattutto se la tua scelta ha molti più elementi in comune con una fuga che con  un ritiro spirituale, ma si sa, meno domande ti fai in questi casi e’ più è probabile che  la paura e l’insicurezza ti assalgano sul più bello, ovvero quando non puoi più tornare indietro. Ho passato la prima settimana a cercare dei motivi che giustificassero la mia scelta, quando non li trovavo li inventavo. Il mio miglior compagno era il ventilatore a soffitto della mia stanza a lui confidavo tutti i miei dubbi e le mie paure,l’ansia per la mancanza di un progetto… 

mercoledì 21 luglio 2010

Parto da qui..

Parto da qui. Senza guardare indietro e senza coltivare la speranza di un ritorno.
Il cielo messicano ha qualcosa che ti sorprende ogni volta, qualcosa che ti fa dimenticare i motivi per cui sei partito e tutte le reminiscenze di una vita abbandonata in qualche lato del pianeta.
Il messico e’ vario, enorme, incomprensibile. Lo vivi ogni giorno e non fai mai l’abitudine a quello che vedi, neanche in un paesino di 5mila anime sulla costa del pacifico. Barra de Navidad e’ quanto  di più lontano si possa immaginare dallo stereotipo delle vacanze messicane confezionato per i turisti in camicia hawaiana diretti nel caribe. Una striscia di sabbia posta fra l’oceano e una laguna ormai inquinata dagli scarichi abusivi delle ville dei gringos. La gente e’ cordiale, i lavori in corso sembrano permanenti e la cosa più difficile e’ trovare qualcuno che getti l’immondizia nei contenitori predisposti. I spagnoli, sbarcarono qui la prima volta nel Natale del 1540 e usarono per molti anni questo posto come cantiere per riparare e costruire imbarcazioni da spedire poi nelle filippine al servizio della corona, il lungomare e’ intitolato a Miguel Lopez de Legazpi, che il 21 novembre del 1564 salpò  proprio da qui per andare a fondare nelle filippine, dopo i consueti massacri di indigeni, la capitale spagnola delle Indie dell’ Est.
Sono venuto qui dopo una vita da precario, un nomade alla continua ricerca di un posto dove fermarsi, di un lavoro magari. Ma nella società moderna probabilmente non c’era posto per me, e allora un bel giorno ho venduto tutto quello che potevo, auto, computer e una delle due macchine fotografiche, ho regalato ai pochi amici quello che mi faceva troppo male buttare e sono partito.
Molte volte mi sono chiesto, facendo eco alle domande di molti conoscenti, perché  proprio qui, e ormai ho abbandonato l’idea di darmi una risposta sensata, mi piace pensare che sia per un innato masochismo che mi accompagna fin dalla tenera età, e non per uno strampalato annuncio di cessione attività trovato su internet che prometteva ottimi guadagni con un minimo investimento...