Lo scambio di mail con la titolare era stato abbastanza freddo e vago, mi ero lasciato aperte tutte le porte, avrei potuto benissimo non presentarmi o aspettare un altro mese, la graziosa famiglia genovese non mi stava aspettando, ma appena messo piede nel ristorante la prima sensazione che ho avuto a seguito dell’espressione compiaciuta della piccola e vispa signorina Susanna, fu quella di star per cadere in un enorme trappolone.
Nella mia breve carriera di rappresentante, due cose mi sono state ripetute all’infinito dalle decine di superiori di turno: “Sorridere sempre” e “La prima impressione è quella che conta”, ma se la prima è chiara e inequivocabile, la seconda ti frega. Tu sei concentrato sul tuo essere e dai per scontato che “l’impressione” è quella che gli altri dovrebbero avere di te, nessuno ti dice che quando TU hai una brutta impressione e meglio che la consideri e giri alla larga!
E l’errore più grosso era stato entrare in quel posto come se dovessi vendere qualcosa e non comprare… e ora che ci penso, anche quel sorriso da idiota non credo mi sia servito a molto se non far pensare alla nanetta tutta ricci e rughe di aver finalmente trovato il pollo che cercavano!
E l’errore più grosso era stato entrare in quel posto come se dovessi vendere qualcosa e non comprare… e ora che ci penso, anche quel sorriso da idiota non credo mi sia servito a molto se non far pensare alla nanetta tutta ricci e rughe di aver finalmente trovato il pollo che cercavano!
Le presentazioni e i convenevoli sono stati abbastanza veloci e stucchevoli da rientrare nella media, i complimenti per la piccola e pestifera figlia, per il locale, il classico commento idiota sul caldo umido di queste parti fino a quando, dalla cucina, non e’ uscito Emanuele, il marito, un ometto vestito più da infermiere che da cuoco, un po’ sudato ma composto nell’aspetto, baffetti curati occhi azzurri e capelli castano chiari tagliati corti, un altezza in sintonia con quella della moglie e una leggera timidezza che mi ha fatto quasi sentire a mio agio. Le doti culinarie del ragazzo saltano fuori subito, infatti accetto l’invito a mangiare un piatto di pasta nonostante l’ora non proprio consona, la cosa mi fa ben sperare, il ristorante dovrebbe avere una buona reputazione, forse il problema sono i prezzi troppo alti, o forse la stagione e’ già finita e quello che ho notato in questi giorni è solo lo strascico di una gloriosa temporada passata a sbalordire i gringos con piatti all’altezza della cucina di mia nonna… solo pochi mesi dopo avrei scoperto la realtà: una storia fatta di mancati pagamenti agli artigiani del posto e antipatie e screzi con la quasi totalità del vicinato, atteggiamenti che sono costati ai simpatici genovesi le inimicizie degli indigeni, cosa questa altamente sconsigliata se si vuole avviare un business da queste parti.

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